22/12/2012
La tigre dell'Amur o tigre siberiana (Panthera tigris altaica, Temminck 1844) è una rara sottospecie di tigre, un mammifero carnivoro della famiglia Felidae.
Al 2008, la sua popolazione - stabile o in modesta ripresa dopo un lungo periodo di declino - conta alcune centinaia di esemplari diffusi prevalentemente nell'Estremo Oriente russo e, in misura minore, nell'area di confine con la Manciuria e la Corea del Nord (Nowell e Jackson 1996; Miquelle 1998[2][3]; Handwerk, 2005[4]; IUCN, 2010).
La tigre dell'Amur è ritenuta popolarmente il maggiore rappresentante in natura della famiglia Felidae, ma secondo la letteratura scientifica più recente, le sue dimensioni non differiscono significativamente dalla più comune tigre del Bengala.
Come affermato da Dale Miquelle - direttore del Siberian Tiger Project - le misure rilevate su un campione di circa cinquanta esemplari suggeriscono che la taglia della tigre dell'Amur sia comparabile con quella della sottospecie indiana (Thapar, 2004). Tipicamente, l'altezza al garrese è inferiore di una decina di centimetri rispetto alla tigre del Bengala - che raggiunge, in media, i 107-110 cm (Matthiessen e Hornocker, 2001) - e la lunghezza media di un maschio anziano è compresa tra i 190 e i 220 cm escludendo la coda che per esemplari di questa età misura circa 1 metro. L'esemplare maschio di maggiori dimensioni di cui abbiamo dati attendibili raggiungeva i 350 cm di lunghezza totale comprensiva della coda (Mazák, 1983).
Sebbene il peso degli esemplari maschi possa superare facilmente i 280 chilogrammi (Turner e Antón, 1997), il valore medio è inferiore e si aggira attorno ai 230 kg. Sono stati catalogati esemplari dal peso superiore ai 360 kg e, in letteratura, sono menzionati alcuni maschi anziani che raggiungevano i 384 kg, ma queste misure non sono sostenute da fonti attendibili (Mazák, 1983). Le femmine sono usualmente più minute dei maschi e il loro peso oscilla tra i 100 e i 167 kg (Nowak, 1999) raggiungendo, talvolta, i 180 kg (Sunquist M. e Sunquist F., 2002).
Il peso maggiore misurato nell'ambito del Siberian Tiger Project è di soli 215 kg (David Prynn, 2002). Il numero di esemplari catalogati dal progetto è ridotto, ma alcuni zoologi ritengono che questo valore discrimini correttamente le massime misure reali dalle stime, spesso esagerate, fornite dai cacciatori (Matthiessen e Hornocker, 2001).
La tigre dell'Amur si differenzia dalle altre sottospecie di tigre anche per il mantello, dalle tonalità più chiare con strisce di colore marrone scuro invece che nere.
Il mantello invernale differisce sensibilmente da quello estivo sia nella forma (è più lungo, spesso e folto) sia nel colore (si schiarisce ulteriormente o assume delle tonalità ocra) per offrire alla tigre un migliore mimetismo e una protezione efficace contro le rigide temperature del proprio habitat naturale (Heptner e Sludskii, 1972[5]).
Come per altre sottospecie, sono stati documentati casi di esemplari, soprattutto in cattività, dal mantello bianco a strisce scure (una ipomelanosi diffusa nota anche come albinismo cincillà), una colorazione causata dalla trasmissione, con modalità autosomica recessiva, di una variante del gene che codifica l'enzima monofenolo monoossigenasi (tirosinasi) che regola, a sua volta, la produzione di melanina in molte specie di animali. Questa variante inibisce la pigmentazione gialla del mantello della tigre alterando anche il colore delle strisce e si accompagna, come documentato per la sottospecie del Bengala, ad alcuni disordini come lo strabismo e il sistema immunitario indebolito.[6]
A dispetto del nome comune di "tigre siberiana" che suggerisce un'ampia distribuzione geografica, questa sottospecie è diffusa esclusivamente nell'estrema parte sudorientale della Siberia ovvero nella regione a sud-est del basso corso del fiume Amur e ad est del suo affluente Ussuri. L'area comprende i territori montuosi del Primorskij e del Chabarovsk centro-meridionale che costituiscono, a livello amministrativo, la porzione sud-orientale del Distretto Federale Estremo-orientale della Russia e, a livello geografico, l'esteso massiccio montuoso costiero del Sichote-Alin. Nel Sichote-Alin vive la gran parte della popolazione di felidi, mentre gruppi molto più esigui sono stati segnalati sulla catena montuosacino-nordcoreana del Changbai Shan e sulla fascia di confine tra il Primorskij e la provincia cinese di Jilin (Jackson 1993; Nowell e Jackson 1996[7]; Miquelle 1998[2][3]; Jackson, 2004[8]; IUCN 2007[9]).
La popolazione russa è distribuita stabilmente nel Sichote-Alin e solo sporadicamente è stata segnalata più a nord del 50º parallelo o più ad ovest - presso il corso del fiume Amur - nella regione dell'Oblast' dell'Amur (Heptner e Sludskii, 1972[5]). I Monti Stanovoj, l'altopiano dell'Aldan e i monti Džugdžur sono situati a latitudini (tra 55° e 60°) che vengono oltrepassate molto raramente.[10]
La popolazione cinese sopravvive - in un habitat degradato e frammentato - sul massiccio montuoso del Changbai Shan (in gran parte compreso nella provincia di Jilin), e nella fascia montuosa compresa tra gli affluenti di sinistra del fiumeTumen e il confine con la Corea del Nord, la Russia e la provincia cinese di Heilongjiang (WWF, 2007[11]). Questa fascia di confine, che include l'area protetta cinese di Huangnihe, si trova direttamente a nord-est del Changbai Shan.
L'areale di questa popolazione non è stato determinato con precisione, ma la presenza della tigre sulla stretta fascia di confine con la Russia è stata confermata con sufficiente sicurezza sulla base del censimento degli attacchi ai capi di bestiame all'interno della riserva naturale cinese di Hunchun (Hötte e Li, 2006[12]). La riserva è situata circa 50 km a ovest di Vladivostok ed è contigua con l'area naturale protetta federale (in russo: zakaznik) di Barsovy che si estende sulla fascia di confine russo da Ussurijsk a Slavjanka e comprende (a circa 25-30 km a est dal confine) la riserva naturale (zapovednik) di Kedrovya Pad (Hötte e Li, 2006[12]).
L'entità della popolazione in Corea del Nord non è nota a causa delle condizioni politiche del paese che impediscono l'istituzione di un progetto di monitoraggio internazionale. Un rapporto dell'Istituto di Geografia nordcoreano suggerisce la presenza della tigre sul monte Paektusan, la vetta più alta del massiccio del Changbai Shan (Miquelle, 1998[3]).
La tigre
un animale che si è adattato agli ecosistemi più svariati, ma il suo habitat ideale è sempre caratterizzato da tre fattori fondamentali: «una densa copertura vegetativa, un ampio numero di ungulati [ le prede tipiche ] e l'accesso all'acqua» (Nowell e Jackson, 1996[13]).
L'habitat della tigre siberiana comprende la foresta boreale e la foresta temperata mista che sono i due biomi tipici delle zone montane della Siberia sud-orientale. Si tratta di unecosistema vegetale misto costituito prevalentemente da foreste di conifere (abeti, larici, pini, betulle) alternate a boschi di piante decidue e zone umide, e caratterizzato da bassa piovosità e temperature molto rigide con medie annuali comprese tra 0° e 5 °C, ma che possono scendere molto sotto lo zero durante l'inverno.
Alcuni specialisti, tra cui Mel e Fiona Sunquist, Ullas Karanth e Alan Rabinowitz, considerano l'habitat caratteristico come il fattore chiave per la sopravvivenza della tigre; altri invece, come Dale Miquelle, danno un peso alquanto maggiore al complesso delle specie predate e allo loro diffusione. Il dibattito interessa in modo particolare la tigre dell'Amur in quanto la quasi totalità della popolazione rimane confinata all'interno del Sichote-Alin senza che vi siano variazioni determinanti della flora al confine dell'area di diffusione (Miquelle et alii, 1999[14]).
Il Sichote Alin è un massiccio montuoso costiero non molto elevato (la maggior parte delle vette non supera gli 800 metri di quota) situato al margine meridionale della taiga siberiana e dotato di un'ampia copertura forestale[15] costituita dalla combinazione dei due biomi precedentemente descritta.
La specie vegetale maggioritaria è il pinus koraiensis (pino coreano) associato a diverse specie di latifoglie (quercus mongolica, tilia amurensis, larix dahuricus, betula papyrifera e altre) mentre la parte centro-settentrionale e più elevata del massiccio (tra gli 800 e i 1000 metri di quota) è dominata da foreste miste di abeti (abies nephrolepis e altre) e pini (picea ajanensis e altre)(Miquelle et alii, 1999[16][17]; Tiger.ru, 2007[18]). La transizione tra i due biomi è evidenziata non solo dalla diminuzione di quota delle conifere spostandosi verso nord tanto che, all'estremità settentrionale del Sichote-Alin, queste sono presenti a bassa quota presso la costa (Miquelle et alii, 1999[16]), ma anche dalla variazione della copertura vegetale dominante che vede il pino coreano cedere gradualmente il passo alla foresta mista di abeti e pini a nord del 47º parallelo, all'incirca in corrispondenza del confine tra il kraj Primorskij e quello di Chabarovsk (Miquelle et alii, 1999[17]).
Un monitoraggio - effettuato tra il 1992 e il 1995 tramite radiocollare su 5 esemplari - evidenzia una moderata preferenza da parte della tigre per le foreste di pino coreano (27,9% del territorio totale frequentato) e di querce (31,5%), seguite dagli habitat di foresta mista di betulle/pioppi (betula papyrifera e populus tremula, 13,2%) e di foreste di abeti e larici (8,4% e 8,8% rispettivamente). Le aree meno frequentate sono le foreste fluviali (2,3%) (Miquelle et alii, 1999[19]).
La tigre dell'Amur è un carnivoro ed un abile predatore. Come tutte le tigri predilige cacciare nelle ore di alba e tramonto assalendo le proprie prede alle spalle dopo un breve scatto dal punto di agguato. La preda, se possibile, viene costretta a terra e uccisa per strangolamento serrando le fauci sulla gola o la nuca (Nowell e Jackson, 1996).
Il complesso delle prede tipiche è vario e rappresentato da specie che vivono in entrambi i biomi precedentemente descritti come il cervo nobile, il cinghiale, il capriolo, il sika, il goral e il cervo muschiato. Tra questi ungulati, solo il cervo nobile e il cinghiale sono diffusi anche nel Changbai e nella Manciuria nord-orientale. La distribuzione e l'habitat combinato di queste due specie è largamente sovrapponibile (per il 67-68%) a quello della tigre siberiana fornendo una chiara indicazione del livello di associazione predatore/preda, anche se va tenuto presente che la tigre può effettuare ampi spostamenti al di fuori del proprio areale tipico (Miquelle et alii, 1999[20]).
Cinghiali e cervi nobili sono le prede principali e costituiscono il 65-90% della sua dieta in Russia, seguiti da caprioli, sika e goral. I cervi muschiati, diffusi nel nord del Sichote Alin o alle altitudini più elevate, costituiscono una preda secondaria e solo in certe condizioni di habitat. Prede occasionali sono animali di piccola taglia come lagomorfi (lepri, conigli e pika) o pesci come i salmoni.
Costituiscono parte della dieta, per una percentuale compresa tra il 5 e l'8% (Mazák, 1983), anche l'orso nero asiatico e l'orso bruno, sebbene gli esemplari adulti di orso possano costituire una minaccia per la tigre.
Uno studio esteso a tutte le sottospecie di tigri dell'Asia tropicale, ha mostrato una correlazione precisa fra la densità di popolazione delle tigri e quella degli ungulati (Rabinowitz, 1989. Citato in Nowell e Jackson, 1996). Nel caso specifico della tigre dell'Amur, la massima densità di tigri nella riserva di Lazovskiy occorreva quando quella degli ungulati superava i 2,25 esemplari per km2 (Bragin, 1986. Citato in Nowell e Jackson, 1996).
Sulla base dei dati ottenuti dal programma di monitoraggio demografico annuale coordinato dalla Wildlife Conservation Society (WCS) per il periodo 1998-2006, si è calcolato il rapporto numerico reale tra tigri e ungulati nella regione russa del Sichote Alin (1/300) e lo si è confrontato con quello ideale per garantire un incremento della popolazione (1/500). Questo risultato ha determinato - da parte del WWF - l'avvio di un programma di protezione e ripopolamento delle prede (WWF Russia, 2006[21]).
Come le altre sottospecie e con l'eccezione delle femmine con prole, la tigre dell'Amur è un animale generalmente solitario che non forma coppie stabili né divide l'areale abituale di attività (homerange) con i propri simili o con altri predatori. Occasionalmente le tigri siberiane uccidono anche i lupi in quanto loro competitori alimentari[22], ed è stata verificata una correlazione geografica e numerica tra l'aumento della densità di popolazione dei lupi e il decremento di quella della tigre.[23]
L'areale abituale di attività della tigre dell'Amur può variare notevolmente in posizione ed estensione su base stagionale (dai 100-400 km2 per le femmine agli 800-1000 km2 per i maschi[23]) in quanto l'animale tende a seguire la migrazione degli ungulati, sue prede tipiche (Nowell e Jackson, 1996).
L'ampiezza degli spostamenti è evidenziata dalla massima latitudine raggiunta: oltre 60° N[10], quasi mille chilometri a nord dell'usuale area di distribuzione.
Come per le altre sottospecie, l'età di prima riproduzione si aggira sui 3-4 anni e il periodo riproduttivo copre l'intero arco dell'anno. Le femmine vanno in estro per circa 7 giorni ogni 20 o 30 e mostrano la loro disponibilità marcando con urina e graffi i tronchi d'albero (Nowell e Jackson, 1996). Dopo un periodo di gestazione di circa 103 giorni (Sankhala 1978; Sunquist e Sunquist 1991; Kitchener 1991. Citati in Nowell e Jackson, 1996), la femmina partorisce in una tana riparata in media da 1 a 4 cuccioli con un picco delle nascite nella tarda estate[23].
La densità di popolazione delle prede svolge un ruolo determinante anche nel successo riproduttivo: una bassa densità di prede - inferiore a 2-5 ungulati per km2 - rende più difficoltoso per la femmina condurre a termine la gravidanza e provvedere al mantenimento della prole (Nowell e Jackson, 1996).
Agli inizi del novecento la tigre siberiana era diffusa su un territorio più vasto dell'attuale che comprendeva, oltre ai territori prima menzionati, anche l'intera penisola coreana, la Manciuria e la Mongolia nordorientale.
Il declino della tigre siberiana ebbe inizio con la metà del XIX secolo soprattutto in Cina e Corea[8] per effetto della caccia intensiva per la pelliccia e le ossa, per divertimento o perché considerata dalla popolazione locale un animale dannoso per il bestiame o la propria sicurezza. Negli anni quaranta del XX secolo, la popolazione totale si era ridotta ad una cinquantina[24] di esemplari in Russia e ad alcune centinaia in Cina[8] (in Corea del Sud si sarebbe estinta all'inizio degli anni cinquanta durante la guerra di Corea[25]).
Dopo che il governo russo, nel 1947, ne bandì la caccia, si osservò una lenta ripresa demografica che avrebbe portato a censire, alla metà degli anni ottanta, una popolazione di tigri compresa tra i 250 e 430 esemplari (Pikunov 1988, Bragin and Gaponov 1990. Citato in Nowell e Jackson, 1996).
I censimenti annuali effettuati a partire dagli anni '50 nella "riserva naturale del Sichote-Alin" (in russo Сихотэ-Алинь заповедник, Sikhote Alin Zapovednik) sono stati utilizzati come indicatori delle variazioni della popolazione globale in Russia.
L. G. Kaplanov[26], nel 1948, stimava non più di 10-12 tigri all'interno della riserva, un numero che - suggeriva questo autore - poteva rappresentare la metà della popolazione totale russa.
Due studi comparativi dei censimenti annuali effettuati all'interno della riserva tramite il controllo delle dimensioni e della frequenza delle orme di tigre (1957-1980, Matjuschkin et alii, 1981; 1966-1993, Smirnov e Miquelle, 1999[27]) evidenziano un decremento della popolazione che continua durante tutti gli anni cinquanta. Nonostante il bando del 1947, la caccia illegale e la cattura di cuccioli di tigre (che si concludeva spesso con l'abbattimento delle madri) non era diminuita, e la riduzione temporanea, tra il 1951 e il 1960, dell'estensione dell'area protetta da 300.000 a 99.000 ettari nonché la costruzione di strade ad uso dei boscaioli al suo interno, aveva ulteriormente aggravato questa situazione.
Il trend demografico si invertì nel 1966. Da quel momento si osservò un incremento relativamente costante sia nel numero (da 3-4 esemplari senza distinzione d'età, nel 1966, a 25-31 nel 1993) che nel tasso riproduttivo. Le ragioni, secondo Smirnov e Miquelle, sono da individuare nel più efficace controllo della caccia di frodo e nella chiusura dei confini con la Cina che azzerava di fatto il commercio internazione di pelli e ossa.
Questo commercio costituiva, tuttavia, una minaccia costante per la sopravvivenza della tigre in Russia e in Cina e, nel 1987, il CITES spostava[28] la tigre siberiana dall'Appendice II all'Appendice I della Convenzione proibendone, di conseguenza, qualunque tipo di commercio (Nowell e Jackson, 1996).
Lo sviluppo economico e infrastrutturale della regione siberiana negli anni novanta e l'apertura delle frontiere dopo il crollo dell'Unione Sovietica, favorirono, nuovamente, un aumento della pressione venatoria da parte dei bracconieri, peggiorando[29] la già critica situazione della sottospecie. Le migliorate infrastrutture stradali rendevano, di contro, più efficace anche il contrasto della caccia di frodo da parte dell'amministrazione russa e delle ONG ambientaliste internazionali (Pikunov, 1994. Citato in Nowell e Jackson, 1996).
Nel 1992, la Wildlife Conservation Society (WCS) avviò - in collaborazione con il parco naturale russo del Sichote-Alin - il Siberian Tiger Project (Progetto tigre siberiana), il più importante progetto di conservazione e di studio della tigre siberiana operante nel massiccio montuoso dell'Sichote-Alin. Nonostante l'avvio di programmi specifici di conservazione come questo, la popolazione totale della tigre dell'Amur in Russia si era tuttavia ridotta, nel 1994, a soli 150-200 esemplari (A. Amirkhanov, ministero dell'ambiente russo, 1994. Citato in Nowell e Jackson, 1996).
Nel 1996, lo IUCN ne determinò lo stato di conservazione classificando la sottospecie a "rischio critico" di estinzione (Baillie e Groombridge, 1996; IUCN 2007) e stimando la sua popolazione non superiore ai 250 esemplari adulti con un trend demografico in diminuzione (IUCN, 2007). Un censimento compiuto, sempre nello stesso anno, stimava una popolazione di esemplari adulti leggermente superiore (tra i 330 e i 371 esemplari) a cui si aggiungevano tra gli 85 e 105 cuccioli (Matyushkin et alii, 1996[21]; Handwerk, 2005[4]). Sempre nel 1996, sulla base dell'analisi della diversità genetica di alcuni esemplari in libertà si stimava una popolazione teorica di 500-600 esemplari adulti (IUCN Conservation Action Plan, 1996[21]).
Monitoraggio della tigre dell'Amur |
La densità numerica di tracce sulla neve è un indicatore fondamentale per il monitoraggio della tigre siberiana.
Il monitoraggio[30] annuale coordinato dalla Wildlife Conservation Society ha il duplice scopo di raccogliere dati (trend demografico della tigre e delle sue prede; censimento della popolazione totale; censimento delle femmine con cuccioli) sulla popolazione russa di tigre siberiana che di allestire una metodica standard per la raccolta e la valutazione sul lungo periodo di questo tipo di informazioni.[31] La rete di monitoraggio è costituita da 16 zone di osservazione intervallate di circa 1000-1500 km2 che coprono un'area totale di 23.555 km2, all'incirca il 15-18% dell'areale totale presunto della tigre siberiana nell'Estremo Oriente russo.[32] Gli indicatori[33] utilizzati per redigere il rapporto annuale sono cinque. I primi due sono la presenza/assenza[34] e la densità di tracce sulla neve per km2 misurata lungo 246 rotte abituali di spostamento della tigre durante la stagione invernale. La rete di percorsi ha una estensione totale di 6.114 km e vengono effettuati due rilevamenti stagionali per ogni rotta. L'areale abituale di attività della tigre siberiana è, infatti, molto esteso in quanto l'animale segue le migrazioni stagionali delle sue prede e si è potuto verificare che le tigri seguono delle rotte abituali di spostamento. Il terzo indicatore (ricavato dai primi due oltre che da osservazioni dirette) è la densità di popolazione di tigri svezzate (indipendent tigers) nell'aree monitorate e la loro variazione nel tempo. Il quarto indicatore è la densità dei cuccioli, che esprime una misura del tasso e del successo riproduttivo. Il dato si basa sulla conta del numero di cuccioli e di giovani tigri, e sulla misura della taglia di quest'ultimi. L'ultimo indicatore misura l'abbondanza delle quattro predeprincipali (cervi nobili, cinghiali, caprioli e sika) lungo le rotte di spostamento della tigre. La densità di prede viene stimata contando il numero di tracce fresche (< 2 ore) rilevate lungo i percorsi. |
Il monitoraggio demografico annuale del Siberian Tiger Project evidenziò un leggero incremento nel periodo 1997-1998 seguito da un costante decremento per tutto il periodo1999-2004 rilevabile sia dalla diminuita densità di tracce lasciate dalle tigri lungo le rotte di spostamento che dalla diminuzione del numero di esemplari giovani.[32] Sebbene le nascite annuali fossero rimaste in media costanti, il tasso di mortalità degli esemplari giovani era aumentato. L'indice di stabilità della popolazione globale, al 2004, si assestava sul valore di -14,5%[35] evidenziando la situazione di declino. Tuttavia, nello stesso anno, si osservava una inversione di tendenza di uno degli indicatori secondari: il numero di zone dove si registravano nascite dopo sette anni di stabilità era raddoppiato passando da 5 aree su 16 totali a 11 su 16 (WCS 2004[36])
I rapporti successivi mostrarono un trend discordante dei vari indicatori attribuito all'effetto combinato della riduzione delle prede nell'area sudorientale del massiccio montuoso del Sikhote-Allin e della caccia di frodo. Nelle aree di riserva naturale continuava, infatti, il trend demografico negativo degli anni precedenti, ma a livello globale - considerando tutti e 16 i siti di osservazione - si osservava, invece, un valore positivo. Veniva inoltre confermato l'aumento delle zone interessate da nascite già rilevato nel 2004.(WCS, 2006[37]).
Su una scala decennale, il contrasto alla caccia di frodo e i programmi di tutela della riserva naturale del Sikhote-Alin sembrarono aver interrotto, tuttavia, il trend demografico negativo. Nel 2005, un nuovo censimento evidenziò, infatti, un leggero incremento o comunque una stabilizzazione della popolazione ai valori censiti nel 1995: la stima degli esemplari adulti si attestava sui 334-417 esemplari, quella dei cuccioli era compresa tra 97 e 112 esemplari (Handwerk, 2005[4]). Se la popolazione adulta appariva stabile, il numero di cuccioli risultava ancora basso (Kerley et alii, 2003) inducendo il WCS a classificare la sottospecie come vulnerabile (Gratwicke et alii, 2005[38]).
Nel 2008, lo IUCN ha modificato lo stato di conservazione della sottospecie da "a rischio critico" a "in pericolo" di estinzione (Miquelle, Darman e Seryodkin, 2008) a causa della stabilizzazione del trend demografico evidenziata dal censimento del 2005; la nuova valutazione dipende, in modo determinante, dall'entità della popolazione russa, che costituisce il 90% di quella totale (IUCN, 2010).
Nel 1996, la Cina prese finalmente concreti provvedimenti per arginare il disastro ecologico provocato dall'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali che aveva decimato lafauna della provincia dello Jilin e minacciava di provocare l'estinzione delle minuscole popolazioni locali di tigre e leopardo dell'Amur costrette nelle aree boschive più isolate delle contee cinesi dell'Hunchun settentrionale, del Wangqing e dell'Antu (Miquelle, 1998[2]; WWF Cina, 2006[39]).
Nel 1996 il governo provinciale di Jilin bandì totalmente la caccia per un periodo di cinque anni, reiterando nuovamente il bando - per altri cinque anni - nel 2001 e ancora - per dieci anni - nel 2006. Inoltre, furono istituite negli anni, nove riserve naturali con il risultato positivo, nel 2006, di mettere sotto tutela l'11,6% del territorio provinciale e ottenere un aumento del densità di cervidi e cinghiali - le prede abituali della tigre - rispettivamente del 44% e dell'80% (WWF Cina, 2006[39]). La bassa densità di ungulati nel Jilin è considerata, infatti, il principale ostacolo al ripopolamento della tigre (Miquelle, 1998[2])
Due anni dopo, la popolazione di felidi non si era ancora ripresa. Un monitoraggio del WCS condotto dall'equipe di Dale Miquelle tra il febbraio e il marzo del 1998 stimava la presenza di una popolazione totale di sole 4 o 6 tigri e 4 o 7 leopardi (Miquelle, 1998[2]).
Nonostante la presenza di cacciatori di frodo, l'ostacolo principale rilevato da Miquelle era costituito dall'eccessiva pressione venatoria sugli ungulati (circa 3.000 animali uccisi all'anno) così elevata da rendere difficoltoso il procacciamento del cibo da parte dei predatori. Il secondo fattore di rischio era costituito dalla frammentazione eccessiva dell'habitat di queste popolazioni, un problema che toccava anche la piccola popolazione russa (6-8 tigri e 20 leopardi stimati nello stesso anno) situata sul confine sinorusso (Miquelle, 1998[2]).
La necessità di ridurre la frammentazione delle popolazioni sul confine avrebbe condotto la Cina ad istituire, nel 2001, la riserva naturale di Hunchun a ridosso del Changbai settentrionale per creare un corridoio di passaggio - attraverso l'area protetta di Barsovy - verso quella russa di Kedrovya Pad e favorire la fusione tra le due popolazioni. La riserva di Hunchun ha un'estensione di circa 1.400 km2 e svolge un ruolo significativo per la protezione non solo della tigre, ma anche del leopardo dell'Amur (Tigris Foundation, 2002[40]; Hötte e Li, 2006[41])
Nel 2006, il governo locale ha annunciato un controverso piano di reintroduzione di alcune tigri
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